Rivalta non è un’isola

Giuseppina D’Amico Martinotti

Premessa

La tua storia non comincia con te e il tuo atto di nascita. Tu ci sei perché le storie personali di tuo padre e di tua madre un giorno si unirono per formare una storia unica, quella della tua famiglia nella quale sei nato, vivi, cresci. Se ci pensi bene tu sei il rametto in fiore di “un grande albero della vita” formato dai tuoi genitori, dai tuoi nonni, i tuoi bisnonni e così via tornando indietro nel tempo.
Tu sei il fiore vivo di tante, innumerevoli generazioni che non vivono più ma che hanno trasmesso la linfa della vita per secoli fino a te, continuando a vivere in te in qualche modo.
Anche tu quando sarai grande potrai continuare a trasmettere la vita per fare sopravvivere quell’antico albero della tua famiglia. Moltissimi “alberi della vita” di famiglie senza discendenti ormai non esistono più.
La Storia passata che hanno contribuito al loro tempo a creare, racconta un po’ anche di loro, dei loro amori e delle loro passioni; delle difficoltà e delle lotte per la sopravvivenza; delle loro scoperte e delle bellissime costruzioni che hanno innalzato e che ancora oggi ammiriamo. Di pochi sappiamo nomi e cognomi.
Li amiamo se hanno scoperto cure per debellare malattie, se hanno fatto progredire l’umanità con le loro scoperte, se hanno inventato strumenti per alleviare le fatiche, se hanno sorretto gli uomini del loro tempo in momenti disperati con grande coraggio ed altruismo.
Li ammiriamo se sono stati coraggiosi, avventurosi, leali, di grande intelligenza o di grande audacia.
Alcuni li disprezziamo perché hanno anteposto al bene degli altri il proprio tornaconto, la voglia di potere, l’odio per chi era diverso, oppure perché hanno trascinato il loro Paese in guerre spaventose, in lotte fraticide.

Anche un paese può in qualche modo farti pensare ad un “organismo sociale vivente”: è fatto di case, strade, botteghe ma soprattutto è composto da persone che ci vivono, ci lottano, si innamorano, si sposano, si aiutano… oppure si odiano, non sono mai contente di quello che hanno e creano problemi a tutti.
La storia di questo nostro “organismo sociale” che chiamiamo Rivalta è cominciata tanti secoli fa, verso l’anno mille, ma come ho cercato di farti capire, la sua storia non comincia solo con l’atto di nascita o col primo documento in cui viene nominato per la prima volta (1016).
Intorno a questi luoghi che chiamiamo Rivalta avvennero vicende molto importanti che nel tempo hanno portato alla nascita di tanti altri piccoli villaggi come il nostro. Alcuni sono scomparsi per sempre, altri sono cresciuti e si sono trasformati in grandi città, come la nostra Torino.
Abbiamo paragonato la storia della tua famiglia ad un grande albero; puoi pensare la stessa cosa per le storie dei tuoi conoscenti; così possiamo immaginare il nostro paese come un grande bosco dove convivono tanti “alberi-famiglie” più o meno alti, più o meno pregiati ma tutti ugualmente indispensabili perché il bosco-paese viva sano ed equilibrato.
Ora prova a pensare: che cosa succede se, all’improvviso, in un paese molto distante da qui si sviluppa un incendio che nessuno riesce a domare? Se, a centinaia di chilometri da noi si scatena un violento uragano con venti tempestosi? Se la furia del fuoco o della tempesta non si placa, arriveranno anche nel nostro piccolo e tranquillo bosco-paese, sradicando alberi-famiglie e portando desolazione ovunque!
Rivalta non è un’isola fuori dal mondo!
Tutto ciò che sconvolge l’esistenza di persone anche lontane da noi (guerre, epidemie…) ci interessa, ci coinvolge, è cosa di noi tutti: prima o poi, come un incendio o un uragano, può arrivare fino a noi.

Raccontarti la storia di Rivalta senza dirti quello che succedeva a Torino e in Piemonte, non ha senso: quello che è successo qui è sempre stato la conseguenza di ciò che accadeva nella nostra Regione. Allo stesso modo, ciò che accadeva in Piemonte era spesso la conseguenza di fatti importanti che stavano scrivendo la Grande Storia dell’Europa.